Ogni esempio viene dalle unità di teoria del corso: come si scrive in catalano, come si trascrive per chi legge l'italiano, il suo alfabeto fonetico e cosa significa.
La vocale neutra
Nel catalano centrale, la «a» e la «e» senza accento non suonano chiare: si spengono in una vocale debole, con la bocca rilassata, che l'alfabeto fonetico scrive «ə» e la trascrizione «ë». Per questo «casa» e «pare» finiscono con lo stesso suono. È la vocale più frequente del catalano centrale.
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casa
KA-së
[ˈkazə]
casa
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pare
PA-rë
[ˈpaɾə]
padre
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cadira
kë-DI-rë
[kəˈðiɾə]
sedia
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taula
TAU-lë
[ˈtawlə]
tavolo
La «o» senza accento suona «u»
L'altra regola delle vocali atone: la «o» si chiude fino a «u». Si continua a scrivere «o», perché si veda la famiglia della parola —«porta», «porter»—, ma si dice «u». La «i» e la «u» non cambiano, toniche o atone che siano.
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botiga
bu-TI-ghë
[buˈtiɣə]
negozio
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porter
purr-TÉ
[purˈte]
portiere, portinaio
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Montserrat
mun-së-RRAT
[munsəˈrat]
Montserrat
Vocali aperte e chiuse
La «e» e la «o» toniche hanno due versioni: una chiusa, come la «é» di «perché», e un'altra aperta, con la bocca più aperta, verso la «a», come la «è» di «caffè». Cambiano le parole: «bé» è «bene» e «be», «agnello». Quando portano l'accento, il grave segna l'aperta e l'acuto la chiusa, come in italiano.
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bé
bé
[be]
bene
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be
bè
[bɛ]
agnello
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cafè
kë-FÈ
[kəˈfɛ]
caffè
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també
tëm-BÉ
[təmˈbe]
anche
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porta
PÒRR-të
[ˈpɔrtə]
porta
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cotó
ku-TÓ
[kuˈto]
cotone
La «ll»
Un solo suono, con il centro della lingua contro il palato, come il «gli» di «figlio», che il catalano mantiene distinto dalla «y». Compare spesso a inizio parola, dove lo spagnolo e l'italiano hanno «l»: «llibre», «lluna», «llengua». Sta anche in mezzo e alla fine della parola: «illa», «cavall».
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llibre
LYI-brë
[ˈʎiβɾə]
libro
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llengües
LYÉN-guës
[ˈʎeŋɡwəs]
lingue
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l'illa
LI-lyë
[ˈliʎə]
l'isola
La «l·l», una elle lunga
Due elle con un punto in alto in mezzo. Si pronunciano come una «l» allungata, come la doppia di «bello», e, in fretta, quasi come una sola. Compare in molte parole che in spagnolo hanno una «l» e in italiano due: «col·legi», «intel·ligent». Non è la «ll»: sono due suoni di «l», non uno diverso.
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col·legi
kul-LÈ-ji
[kulˈlɛʒi]
scuola
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intel·ligent
in-tël-li-JÉN
[intəlliˈʒen]
intelligente
La «ny», che è un «gn»
Il catalano non ha la «ñ» spagnola: quel suono si scrive con due lettere, «ny», e si pronuncia come il «gn» di «gnocchi». Sta in mezzo alla parola, come in «Catalunya», e anche alla fine, dove lo spagnolo e l'italiano non la mettono mai: «any», «companys». Leggerla come «n» più «i» è un errore tipico all'inizio.
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any
agn
[aɲ]
anno
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Vostè és el senyor Puig?
bus-TÈ és ël së-GNÓ puc'
[busˈtɛ ez əl səˈɲo putʃ]
Lei è il signor Puig?
La «x» e la «ix», che suonano «sc»
La «x» a inizio parola, dopo consonante e in «ix» suona come la «sc» di «scena», e in «ix» la «i» non si pronuncia nel catalano centrale: «caixa» si dice quasi «KA-scë». Nelle parole colte, tra vocali, suona «ks» o «gz», come in «taxi» o «examen».
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caixa
KA-scë
[ˈkaʃə]
cassa, scatola
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els peixos
ëls PÉ-scius
[əls ˈpeʃus]
i pesci
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Què és això?
kè ès ë-SCIÒ
[kɛ ɛz əˈʃɔ]
Che cos'è questo?
La «tx» e la «ig» finale, che suonano «c» di «cena»
La «tx» è la «c» italiana di «cena» e «ciao»: «cotxe» suona quasi «KÒ-cë», con la vocale finale spenta. A fine parola e dopo vocale, la «ig» suona uguale, e la «i» non si sente: «maig», «passeig», «Puig».
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cotxe
KÒ-cë
[ˈkɔtʃə]
macchina, auto
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maig
mac'
[matʃ]
maggio
La «tg» e la «tj»
Un solo suono: la «g» italiana di «gente» e «giorno», una «c» di «cena» con la vibrazione della voce. Si scrive «tg» davanti a «e» o «i» e «tj» davanti a «a», «o», «u», con la stessa regola della «g» e della «j»: «metge», ma «platja». La «t» non si pronuncia a parte.
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metge
MÉ-gë
[ˈmedʒə]
medico
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platja
PLA-gë
[ˈpladʒə]
spiaggia
La «j» e la «g» davanti a «e» o «i»
La jota spagnola non esiste in catalano, e nemmeno la «g» italiana di «gente». La «j», e la «g» davanti a «e» o «i», suonano come la «j» francese, una «sc» con la voce: «jove», «gent», «Girona». Dirle come la jota spagnola, o come la «g» di «gente», è tra le cose che si notano di più in chi comincia.
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jove
JÒ-bë
[ˈʒɔβə]
giovane
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gent
jén
[ʒen]
gente
La esse che vibra
La «s» sola tra vocali, la «z» e la «s» finale davanti a una vocale suonano con vibrazione, come la «s» di «rosa» in italiano. Per la sorda tra vocali si scrive «ss». Cambia le parole: «casa», con esse sonora, non è «caça», caccia, con la sorda.
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zero
SÈ-ru
[ˈzɛɾu]
zero
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els mesos
ëls MÉ-sus
[əlz ˈmezus]
i mesi
La «ç», che è sempre «s»
La «ce trencada» suona come una «s» sorda. Si scrive dove una «c» suonerebbe «k»: davanti a «a», «o», «u» e a fine parola. Davanti a «e» o «i» non serve, perché lì la «c» suona già «s», e mai come la «z» spagnola né come la «c» italiana di «cena».
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plaça
PLAS-së
[ˈplasə]
piazza
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cançó
kën-SÓ
[kənˈso]
canzone
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feliç
fë-LIS
[fəˈlis]
felice
Quello che si scrive e non suona
Nel catalano centrale, la «r» finale degli infiniti e di molte altre parole non si pronuncia: «parlar» si dice «për-LA», e «carrer», «kë-RRÉ». Non suona nemmeno la «t» a fine parola dopo «l» o «n»: «molt», «Sant Jordi». E la «h» da sola, come in italiano e in spagnolo, non suona mai.
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molt
mól
[mol]
molto
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carrer
kë-RRÉ
[kəˈre]
via, strada
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Saps nedar?
sabs në-DA
[sabz nəˈða]
Sai nuotare?