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pronúncia · pronuncia

La pronuncia del catalano, suono per suono

Quello che tradisce di più chi impara non è la grammatica: è come suona. Sono pochi suoni, si possono imparare uno a uno, e questa pagina li insegna con gli esempi che si studiano dentro il corso.

I suoni del catalano che l'italiano e lo spagnolo non hanno, con esempi, la loro trascrizione e il loro alfabeto fonetico.

Perché costa la pronuncia

Lo spagnolo ha cinque vocali che suonano sempre uguali, con l'accento o senza. Il catalano centrale ne ha sette in sillaba tonica e, fuori da essa, le riduce: la «a» e la «e» si spengono in una vocale neutra e la «o» si chiude in «u». Chi legge il catalano con gli occhi dello spagnolo, o dell'italiano, pronuncia tutte le vocali chiare, ed è la prima cosa che si nota.

Le consonanti danno meno problemi, ma ce ne sono alcune che lo spagnolo non ha o scrive in un altro modo: la «ll» di «llibre», la «x» che suona «sc», la «j» che suona come in francese, la esse che vibra, la «ny» che è un «gn». E ci sono lettere che si scrivono e non suonano, come la «r» di «parlar» o la «t» di «molt».

Quello che si insegna è la pronuncia del catalano centrale, quella delle voci catalane dei telefoni e dei computer. Il baleare e il valenzano hanno la loro, e le unità avvisano dove cambia.

I suoni che costano di più

Ogni esempio viene dalle unità di teoria del corso: come si scrive in catalano, come si trascrive per chi legge l'italiano, il suo alfabeto fonetico e cosa significa.

La vocale neutra

Nel catalano centrale, la «a» e la «e» senza accento non suonano chiare: si spengono in una vocale debole, con la bocca rilassata, che l'alfabeto fonetico scrive «ə» e la trascrizione «ë». Per questo «casa» e «pare» finiscono con lo stesso suono. È la vocale più frequente del catalano centrale.

  • casa KA-së [ˈkazə] casa
  • pare PA-rë [ˈpaɾə] padre
  • cadira kë-DI-rë [kəˈðiɾə] sedia
  • taula TAU-lë [ˈtawlə] tavolo

La «o» senza accento suona «u»

L'altra regola delle vocali atone: la «o» si chiude fino a «u». Si continua a scrivere «o», perché si veda la famiglia della parola —«porta», «porter»—, ma si dice «u». La «i» e la «u» non cambiano, toniche o atone che siano.

  • botiga bu-TI-ghë [buˈtiɣə] negozio
  • porter purr-TÉ [purˈte] portiere, portinaio
  • Montserrat mun-së-RRAT [munsəˈrat] Montserrat

Vocali aperte e chiuse

La «e» e la «o» toniche hanno due versioni: una chiusa, come la «é» di «perché», e un'altra aperta, con la bocca più aperta, verso la «a», come la «è» di «caffè». Cambiano le parole: «bé» è «bene» e «be», «agnello». Quando portano l'accento, il grave segna l'aperta e l'acuto la chiusa, come in italiano.

  • bé bé [be] bene
  • be bè [bɛ] agnello
  • cafè kë-FÈ [kəˈfɛ] caffè
  • també tëm-BÉ [təmˈbe] anche
  • porta PÒRR-të [ˈpɔrtə] porta
  • cotó ku-TÓ [kuˈto] cotone

La «ll»

Un solo suono, con il centro della lingua contro il palato, come il «gli» di «figlio», che il catalano mantiene distinto dalla «y». Compare spesso a inizio parola, dove lo spagnolo e l'italiano hanno «l»: «llibre», «lluna», «llengua». Sta anche in mezzo e alla fine della parola: «illa», «cavall».

  • llibre LYI-brë [ˈʎiβɾə] libro
  • llengües LYÉN-guës [ˈʎeŋɡwəs] lingue
  • l'illa LI-lyë [ˈliʎə] l'isola

La «l·l», una elle lunga

Due elle con un punto in alto in mezzo. Si pronunciano come una «l» allungata, come la doppia di «bello», e, in fretta, quasi come una sola. Compare in molte parole che in spagnolo hanno una «l» e in italiano due: «col·legi», «intel·ligent». Non è la «ll»: sono due suoni di «l», non uno diverso.

  • col·legi kul-LÈ-ji [kulˈlɛʒi] scuola
  • intel·ligent in-tël-li-JÉN [intəlliˈʒen] intelligente

La «ny», che è un «gn»

Il catalano non ha la «ñ» spagnola: quel suono si scrive con due lettere, «ny», e si pronuncia come il «gn» di «gnocchi». Sta in mezzo alla parola, come in «Catalunya», e anche alla fine, dove lo spagnolo e l'italiano non la mettono mai: «any», «companys». Leggerla come «n» più «i» è un errore tipico all'inizio.

  • any agn [aɲ] anno
  • Vostè és el senyor Puig? bus-TÈ és ël së-GNÓ puc' [busˈtɛ ez əl səˈɲo putʃ] Lei è il signor Puig?

La «x» e la «ix», che suonano «sc»

La «x» a inizio parola, dopo consonante e in «ix» suona come la «sc» di «scena», e in «ix» la «i» non si pronuncia nel catalano centrale: «caixa» si dice quasi «KA-scë». Nelle parole colte, tra vocali, suona «ks» o «gz», come in «taxi» o «examen».

  • caixa KA-scë [ˈkaʃə] cassa, scatola
  • els peixos ëls PÉ-scius [əls ˈpeʃus] i pesci
  • Què és això? kè ès ë-SCIÒ [kɛ ɛz əˈʃɔ] Che cos'è questo?

La «tx» e la «ig» finale, che suonano «c» di «cena»

La «tx» è la «c» italiana di «cena» e «ciao»: «cotxe» suona quasi «KÒ-cë», con la vocale finale spenta. A fine parola e dopo vocale, la «ig» suona uguale, e la «i» non si sente: «maig», «passeig», «Puig».

  • cotxe KÒ-cë [ˈkɔtʃə] macchina, auto
  • maig mac' [matʃ] maggio

La «tg» e la «tj»

Un solo suono: la «g» italiana di «gente» e «giorno», una «c» di «cena» con la vibrazione della voce. Si scrive «tg» davanti a «e» o «i» e «tj» davanti a «a», «o», «u», con la stessa regola della «g» e della «j»: «metge», ma «platja». La «t» non si pronuncia a parte.

  • metge MÉ-gë [ˈmedʒə] medico
  • platja PLA-gë [ˈpladʒə] spiaggia

La «j» e la «g» davanti a «e» o «i»

La jota spagnola non esiste in catalano, e nemmeno la «g» italiana di «gente». La «j», e la «g» davanti a «e» o «i», suonano come la «j» francese, una «sc» con la voce: «jove», «gent», «Girona». Dirle come la jota spagnola, o come la «g» di «gente», è tra le cose che si notano di più in chi comincia.

  • jove JÒ-bë [ˈʒɔβə] giovane
  • gent jén [ʒen] gente

La esse che vibra

La «s» sola tra vocali, la «z» e la «s» finale davanti a una vocale suonano con vibrazione, come la «s» di «rosa» in italiano. Per la sorda tra vocali si scrive «ss». Cambia le parole: «casa», con esse sonora, non è «caça», caccia, con la sorda.

  • zero SÈ-ru [ˈzɛɾu] zero
  • els mesos ëls MÉ-sus [əlz ˈmezus] i mesi

La «ç», che è sempre «s»

La «ce trencada» suona come una «s» sorda. Si scrive dove una «c» suonerebbe «k»: davanti a «a», «o», «u» e a fine parola. Davanti a «e» o «i» non serve, perché lì la «c» suona già «s», e mai come la «z» spagnola né come la «c» italiana di «cena».

  • plaça PLAS-së [ˈplasə] piazza
  • cançó kën-SÓ [kənˈso] canzone
  • feliç fë-LIS [fəˈlis] felice

Quello che si scrive e non suona

Nel catalano centrale, la «r» finale degli infiniti e di molte altre parole non si pronuncia: «parlar» si dice «për-LA», e «carrer», «kë-RRÉ». Non suona nemmeno la «t» a fine parola dopo «l» o «n»: «molt», «Sant Jordi». E la «h» da sola, come in italiano e in spagnolo, non suona mai.

  • molt mól [mol] molto
  • carrer kë-RRÉ [kəˈre] via, strada
  • Saps nedar? sabs në-DA [sabz nəˈða] Sai nuotare?

Trascrizione o alfabeto fonetico

Sotto ogni esempio, ogni frase e ogni parola del corso c'è scritto come suona, in due modi. Ognuno sceglie in «Il tuo account» quello che preferisce, e lo cambia quando vuole.

La trascrizione

Scrive il suono con le lettere dell'italiano, per leggerlo senza imparare niente prima: la sillaba tonica in maiuscolo, «ë» per la vocale neutra, «u» per la «o» atona, «sc» per la «x», «j» per la «j», «gi» per la «tg», «ly» per la «ll» e «gn» per la «ny». È un'approssimazione, anche se distingue le vocali aperte («è», «ò») dalle chiuse («é», «ó»), come fa l'italiano.

L'alfabeto fonetico (AFI)

I simboli dei dizionari e dei manuali di fonetica, tra parentesi quadre e con un segno davanti alla sillaba tonica. È esatto: distingue la «e» aperta [ɛ] dalla chiusa [e], la «o» aperta [ɔ] dalla chiusa [o] e la vocale neutra [ə]. Costa un po' impararlo, e in cambio serve per qualsiasi lingua.

Frasi intere, come si dicono

Alcune frasi delle prime lezioni, con la loro pronuncia completa. Fai caso a come si legano le parole: la esse che vibra davanti a vocale, la «t» che non suona, la «n» che cambia davanti a «k».

Bon dia

bòn DI-ë

[bɔn ˈdi.ə]

Buongiorno

Com et dius?

kòm ët dius

[kɔm ət diws]

Come ti chiami?

Molt de gust

mól dë gust

[mol də ɣust]

Piacere, molto lieto

Quants anys tens?

kuans agns tèns

[kwanz aɲs tɛns]

Quanti anni hai?

És un quart de deu

ès un kuar dë dèu

[ɛz uŋ kwaɾ də ðɛw]

Sono le nove e un quarto

Ens veiem dissabte al matí

ëns bë-IÈM dis-SAP-të ël më-TI

[ənz βəˈjɛm diˈsaptə əl məˈti]

Ci vediamo sabato mattina

Dove si studia nel corso

Le prime unità di teoria dell'A1 sono quelle dei suoni, con le loro tabelle, i loro esempi e il loro mini-quiz. Poi, la pronuncia continua scritta sotto ogni esempio, ogni frase e ogni parola.

  1. ç Lettere e suoni propri A1 43 domande
  2. ə Le vocali: aperte, chiuse e la neutra A1 42 domande

Le regole che rendono di più

Le vocali senza accento, una regola che cambia tutto

Se della pronuncia catalana si impara una cosa sola, che sia questa: nel catalano centrale le vocali senza accento non suonano come le toniche. La «a» e la «e» atone si spengono nella vocale neutra, e la «o» atona suona «u». La «i» e la «u» non cambiano. Con quella regola si legge ad alta voce quasi qualsiasi parola, e la differenza si sente subito: «Barcelona» non suona «bar-ce-LÓ-na», come la leggerebbe un italiano, ma «bër-së-LÓ-në», con la «a» e la «e» spente.

Per applicarla bisogna sapere qual è la tonica, e le regole somigliano a quelle dello spagnolo, con qualche differenza nelle parole tronche: «Ramon» o «Joan» non portano l'accento anche se lo sono. Individuata la tonica, il resto della parola si rilassa. Un buon esercizio è prendere parole di una stessa famiglia che cambiano tonica —«porta» e «porter», «terra» e «terrassa», «mar» e «mariner»— e dirle di seguito, sentendo come la vocale cambia colore quando perde l'accento.

Sette vocali dove lo spagnolo ne ha cinque

In sillaba tonica, il catalano centrale distingue sette vocali: la «a», la «i», la «u», e due versioni della «e» e della «o», come l'italiano. La chiusa è simile alla spagnola; l'aperta si dice con la bocca più aperta, verso la «a». Non è una sfumatura di accento regionale: cambia le parole. «Bé», con «e» chiusa, è «bene», e «be», con «e» aperta, è «agnello»; «dona», con «o» aperta, è «donna», e con «o» chiusa, «dà».

La cattiva notizia è che, senza accento scritto, l'ortografia non dice qual è: «porta» ha la «o» aperta e «dos» chiusa, e si imparano a orecchio. La buona è che confonderle raramente impedisce che ti capiscano, quindi non conviene ossessionarsi all'inizio. Prima la vocale neutra e la «o» che suona «u», che sono quelle che si notano di più; poi, a poco a poco, le aperte, ascoltando molto e facendo caso all'accento quando c'è: il grave segna l'aperta e l'acuto la chiusa.

Consonanti: quello che sembra uguale e non lo è

La maggior parte delle consonanti suona come in italiano, ma poche spiazzano proprio perché si scrivono con lettere conosciute. La «j», e la «g» davanti a «e» o «i», non sono la jota spagnola né la «g» di «gente», ma un suono come quello della «j» francese. La «z» e la «s» sola tra vocali vibrano. La «v» suona come la «b» nel catalano centrale. La «x» di solito suona «sc». E la «c» davanti a «e» o «i» è sempre «s», mai la «c» di «cena» né la «z» spagnola, che in catalano non esiste.

Poi ci sono le combinazioni che lo spagnolo non ha o scrive in un altro modo: «ny» è il «gn», «ll» è un suono proprio, «l·l» sono due elle, «tx» è la «c» di «cena», e «tg» o «tj» sono la «g» di «gente». Anche la «ig» a fine parola suona come la «c» di «cena». Imparare a leggere queste combinazioni costa pochi giorni; dirle senza pensarci costa di più, e lì aiuta ripetere ad alta voce parole che le contengono: «any», «llibre», «col·legi», «cotxe», «metge», «maig».

Le parole si legano

Nessuno parla parola per parola, e il catalano lega molto. La «s» finale suona sonora davanti a vocale: «els amics» si dice con una esse che vibra. Le consonanti finali si adattano a quella che viene dopo: in «és un quart», la «n» di «un» si pronuncia come quella di «banca», perché va davanti a una «k». E alcune consonanti finali scompaiono dentro la frase. Per questo la pronuncia di ogni frase del corso è scritta intera, come si dice, e non parola per parola.

Questo conta tanto nel parlare quanto nell'ascoltare. Chi impara le parole sciolte si sorprende di non riconoscerle in una conversazione, perché dentro la frase non suonano più uguali. La pratica che aiuta è sentire frasi intere, ripeterle imitando il ritmo e leggere la loro trascrizione o il loro alfabeto fonetico completi, per vedere dove si legano le parole e quali lettere restano senza suono. Con il tempo, l'orecchio impara a dividere la frase da solo, e la bocca a unirla.

Come si pratica qui

La pronuncia non sta in una sezione a parte: accompagna tutto quello che si studia, perché si impari insieme alle parole.

Scritta sotto tutto

2.036

Gli esempi di teoria e di storia, le frasi delle lezioni e le parole del vocabolario portano la loro pronuncia, in trascrizione o in AFI.

Come la leggi meglio

Trascrizione pensata per chi legge l'italiano o alfabeto fonetico internazionale: si sceglie nel tuo account e si cambia quando vuoi.

E dire al microfono

312

Le frasi delle lezioni si dicono ad alta voce, e il riconoscimento vocale del browser dice se ci sei arrivato.

Dubbi sulla pronuncia

Cos'è la vocale neutra?

Una vocale debole, a metà strada tra la «a» e la «e», che si dice con la bocca rilassata e che l'alfabeto fonetico scrive «ə». Nel catalano centrale ce l'hanno la «a» e la «e» senza accento: per questo «casa» e «pare» finiscono con lo stesso suono. A València e a Lleida quelle vocali non si fondono e suonano chiare.

Come faccio a sapere se una «e» o una «o» è aperta o chiusa?

Se porta l'accento, lo dice l'accento: il grave, «è» e «ò», segna l'aperta, e l'acuto, «é» e «ó», la chiusa. Se non porta l'accento scritto, l'ortografia non lo dice, e si impara a orecchio o sul dizionario, parola per parola. La trascrizione le segna con l'accento, come l'italiano, e anche l'alfabeto fonetico: [ɛ] e [ɔ] sono le aperte.

La «ll» catalana è come la «y»?

No. La «ll» è un suono proprio, con il centro della lingua contro il palato, come il «gli» di «figlio», che il catalano mantiene distinto dalla «y». «Llibre», «lluna» o «llengua» cominciano con quel suono. Dirla come una «y» si capisce, ma si nota subito, come confonderla con la «l·l» di «col·legi», che sono due elle.

Come suona la «x»?

Quasi sempre come la «sc» di «scena»: a inizio parola («xocolata»), dopo consonante («marxar») e in «ix» («caixa»), dove nel catalano centrale la «i» non si pronuncia. Nelle parole colte, tra vocali, suona «ks» o «gz», come in «taxi» o «examen». E la «tx» di «cotxe» è la «c» di «cena».

Perché non si pronuncia la «r» di «parlar»?

Perché nel catalano centrale la «r» finale degli infiniti, e di molte parole che finiscono in «-r», si è persa nel parlato anche se si continua a scrivere: «parlar» si dice «për-LA», e «senyor», «së-GNÓ». In altre sì che suona, come in «mar» o «car», e in buona parte del valenzano la «r» degli infiniti si pronuncia.

Cos'è la esse sonora?

Una «s» con la vibrazione della voce, come quella di «rosa» in italiano, che in catalano cambia le parole: «casa», con esse sonora, non è «caça», caccia, con la sorda. Suonano così la «s» sola tra vocali, la «z» e la «s» finale davanti a una parola che comincia per vocale, come in «els amics». Per la sorda tra vocali si scrive «ss».

La trascrizione è la stessa se uso l'app in un'altra lingua?

No. La trascrizione si scrive con le lettere della lingua dell'app, perché si legga senza imparare niente prima, e quello che funziona per chi legge l'italiano non funziona per chi legge lo spagnolo, l'inglese, il francese o il tedesco. Ogni lingua dell'app ha la sua trascrizione, pensata per chi la legge. L'alfabeto fonetico internazionale, invece, è lo stesso in tutte.

Quale pronuncia si insegna?

Quella del catalano centrale, che è quella di Barcelona e di buona parte della Catalunya, e quella delle voci catalane dei telefoni e dei computer, così quello che leggi e quello che senti coincidono. Dove il baleare o il valenzano pronunciano in modo diverso —la vocale neutra, la «o» atona, la «v»—, le unità lo raccontano in una nota, per riconoscerlo quando lo senti.

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